Club Alpino Italiano

Sezione di Bassano del Grappa

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La torbiera di Danta

NEL MONDO DELL’ACQUA

 

Per festeggiare il solstizio d’estate si esplorano due ambienti legati al mondo dell’acqua. Il primo è la torbiera, il secondo la Stua.
Un tempo disprezzate e prosciugate, le torbiere hanno oggi la loro rivincita.
Sono infatti rivalutate, in quanto lembi di territorio da studiare e da proteggere, piccoli tesori naturalistici, scrigni di biodiversità.

Torbiera di DantaCosì si va alla scoperta delle torbiere di Danta di Cadore, precisamente in Val di Ciampo.
Già il primo colpo d’occhio è accattivante: una conca verdeggiante, percorsa da passerelle sopraelevate atte a far in modo che nessun piede umano tocchi il tesoro sottostante; il tutto incorniciato dalle cime dolomitiche dei gruppi del Popera, delle Marmarole e dei Brentoni, nitide in un cielo completamente sgombro da nubi.

Poi il tuffo dentro la torbiera, il passo lento, l’occhio attento.
Ma cos’è una torbiera?
È un territorio intriso di molta acqua, che un tempo lontano era un laghetto. È povera di ossigeno, per cui i microrganismi non riescono a decomporre il materiale organico accumulatosi, che si trasforma in torba. Neppure i pollini si decompongono, per cui se ne trovano di risalenti al periodo post glaciale. Lo specchio d’acqua originale pian piano s’interra, trattiene come una spugna, per nove volte le precipitazioni atmosferiche, unico loro nutrimento, così gli sfagni ossia i muschi,  continuano a costruire su se stessi; una torbiera alta può raggiungere un’ altezza anche di otto o dieci metri.
Eriofori
Più contenuta è la torbiera bassa, che imbibisce il suolo inclinato.
A Danta sono presenti sia le une che le altre. Presentano un terreno, morbido e molleggiato al passo, quasi instabile, ondulato  e punteggiato dai fiocchetti bianchi degli eriofori.
Il substrato acido favorisce la crescita delle piante carnivore, come la Drosera rotundifolia che, non riuscendo a produrre la fotosintesi clorofilliana, cattura il materiale organico attraverso le foglie dotate di lunghi tentacoli porporini e vischiosi, dove restano intrappolati gli insetti, “digeriti” dalla pianta stessa.
La torbiera è bella anche dal punto di vista cromatico per il variare dei verdi, ora tendenti al giallo, ora al quasi blu della
Platantera bifoliacannuccia palustre, in preoccupante aumento. Nel mezzo lo stacco dei grossi massi erratici di arenaria di Val Gardena, resti di un antico ghiacciaio.
Le fioriture sono nel momento migliore, in particolare le orchidee crescono abbondanti e rigogliose: le rosate Dactiloritza e le bianche Platantera punteggiano il verde tappeto, mentre le Ophris insectifere mostrano spighe di lunghezza ragguardevole.

Alla conoscenza del lavoro della natura s’affianca la consapevolezza dell’attività umana legata all’acqua.
Il Cadore, fin dall’epoca romana, fornì legname usato in luogo o inviato alla Serenissima. Mezzo di trasporto per i tronchi era l’acqua, che l’uomo riuscì a dominare per i suoi scopi.
Sul torrente Padola costruì una Stua, che serviva alla fluitazione dei tronchi. La diga tratteneva a monte l’acqua che, rilasciata improvvisamente, creava un’onda di piena atta a trascinare con sé i tronchi Stua di Padolalungo l’alveo del torrente fino a Perarolo di Cadore e quindi a Venezia per il rifornimento dei cantieri navali. Cessò di funzionare nel 1882 ed ora rappresenta uno dei molti esempi di memoria delle attività umane dei tempi passati.

 

 

 

 

 

 

Antonietta

 

Dicembre

18

Lunedì