Club Alpino Italiano

Sezione di Bassano del Grappa

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Corso primaverile: Alberi d'inverno

Alberi d'inverno

La primavera 2017 sta per arrivare, ma l’inverno, ormai agli sgoccioli, invita i corsisti del  Gruppo Naturalistico ad approfondire un nuovo argomento dal titolo Ontano nero “Alberi d’inverno”.
Proprio così! È relativamente facile distinguere un albero nella buona stagione, quando è ricoperto da una lussureggiante chioma verde; invece d’inverno le caducifoglie sono spoglie, pertanto è difficile la loro identificazione.
Ecco perciò l’obiettivo del corso!

La prima lezione recita: “Il ciclo fenologico delle piante del clima temperato”.

Un titolo così fa già pensare al mutare del ciclo vitale delle piante a seconda delle stagioni o della fascia climatica, per sopravvivere a volte in condizioni estreme.
I vegetali, questa meraviglia della natura, sono gli unici organismi capaci di produrre materia organica da quella inorganica attraverso la fotosintesi clorofilliana: grazie al Sole ed alla clorofilla, l’acqua e l’anidride carbonica vengono trasformate in glucosio ed ossigeno. Tutti gli altri viventi consumano questi due prodotti restituendo acqua ed anidride carbonica, chiudendo così il ciclo.
Ma le piante, per far funzionare il loro prezioso laboratorio chimico, hanno bisogno di un ambiente ottimale, che si trova solamente nella fascia equatoriale: là stanno benissimo; hanno una notevole umidità e temperatura costante. Man mano che ci si allontana, queste condizioni vanno scemando, per cui i vegetali devono escogitare delle strategie di sopravvivenza a volte in situazioni difficili. Una di queste, semplice e geniale, è l’invenzione del seme. Anche se la pianta muore per la siccità o per il freddo trasmette tutto il suo patrimonio genetico al seme, così quando le condizioni torneranno ottimali potrà salvare la specie. A volte sono gli stessi animali a contribuire alla nascita di nuove piante. Ecco un esempio. A volte in montagna si scorgono pini cembri cresciuti in luoghi impossibili. La causa è un piccolo uccello ghiotto dei loro semi, la nocciolaia, che li nasconde dappertutto, ma avendo la memoria corta, si dimentica dove li ha sotterrati. Così il povero seme smarrito germoglia e cresce in situazioni incredibili.
Un altro caso di adattamento è il larice, che cresce in alte quote. Per sopravvivere, pur essendo una conifera, perde gli aghi, non si sviluppa molto, così si difende meglio dalle slavine, ma il suo legno è molto resistente, tanto da costituire le palafitte di Venezia.
La crescita dei vegetali varia a seconda dei fattori climatici. Nelle zone temperate con l’alternarsi della stagione calda-fredda e la piovosità non costante gli anelli di accrescimento sono di larghezza differente. Invece nella fascia equatoriale, dove piovosità e umidità sono costanti addirittura gli anelli spariscono, in quanto la crescita è continua.
Ma, ritornando all’obiettivo del corso, come si possono riconoscere gli alberi nella stagione invernale? Basta avere l’occhio attento, il resto lo fa la natura.
GemmeOgni pianta presenta delle gemme e sono loro, appunto, una delle chiavi per riconoscere  arbusti ed alberi nella stagione del riposo vegetativo. Queste piccole meraviglie della natura a volte sono talmente minuscole da passare inosservate agli escursionisti frettolosi.

Nella seconda lezione però, dove vengono trattati gli arbusti d’inverno, prendono improvvisamente corpo.
Le gemme di colore e di forma diversi, perché ognuna è unica e irrepetibile, si dispongono lungo  rami e ramoscelli, a volte perfino sul tronco, come nell’albero di Giuda, in attesa di aprirsi al sole primaverile.
Ricoperte, ma non sempre, dalla perula, si pongono vicino alla cicatrice lasciata dalla foglia caduta, sulla punta del Gemme decussaterametto (gemma apicale) e lungo lo stesso ad andamento elicoidale od alterno, singole o in gruppo, decussate (due in una direzione e due in quella opposta) a seconda della specie.
Ma non basta, anche le cortecce dei tronchi e dei rami mostrano il loro biglietto da visita. Se ad un primo sguardo il bosco invernale sembra anonimo, senza colori, anzi di uno unico, quasi grigio, improvvisamente anche loro prendono vita. Si nota la differenza tra il tronco rugoso ed il rametto liscio, i diversi colori dal verde al rosa, le lenticelle, ossia le macchiette bianche sui rametti dell’anno precedente.
Ecco quindi un’altra chiave di lettura per il  riconoscimento delle piante spoglie.

La teoria, si sa, ha bisogno della pratica, per cui gli imput lanciati  nella serata vengono approfonditi durante l’uscita lungo la Val Forame, un angolo incantevole del nostro territorio, appena fuori porta.
Ad aprire la carrellata ecco un Nocciolo con gli amenti maschili in bella mostra. La natura saggia fa aprire il fiore maschile e quello femminile in momenti diversi, in modo che l’arbusto non si autoimpollini.
L’Ontano nero si può riconoscere solo osservando le “pignette” scure rimaste tra i rami spogli, ossia i resti dei frutti. Anche l’Orniello, o albero della manna, si rivela dai resti penduli e disordinati dei frutti e dalla grossa gemma apicale verde oliva. Come pure la Paulownia, che sfoggia un esemplare bellissimo appena usciti dalla Val Forame.
Olmo suberosoUn altro arbusto molto particolare è l’Olmo suberoso: non molto frequente, ha scelto di crescere ai bordi di un sentiero di Valrovina; il suo nome deriva da sughero, infatti riveste i suoi rametti di questo materiale per difendersi dalla potenza dei raggi del sole.
L’apoteosi della passeggiata si raggiunge però nel castagneto di Diego. Qui crescono ben curati stupendi esemplari di castagno di età diverse; giovani arbusti accanto a stupendi e maestosi centenari mostrano la diversità della corteccia tra rampolli e vegliardi: i primi sono lisci, i secondi prepacciati e contorti.

È già un’anticipazione della terza serata, in cui vengono trattati appunto gli alberi d’inverno.
Come gli arbusti anche quest’ultimi si possono riconoscere dalle cortecce e dalle gemme. Le piante però non finiscono mai di sorprendere! Creano il legno da lavoro: infatti alcuni fusti non sono circolari, ma di forma ovale, e presentano uno strano allungamento all’ombra verso il pendio; è lì che la pianta accumula legno e non verso il sole.
Inoltre sono dotate di cellule staminali poste agli apici dei rami e appena sotto la cuffia delle radici; sono cellule pioniere in grado di esplorare l’ambiente sia verso la luce, che alla ricerca dell’acqua nel sottosuolo.

Ora non rimane che uscire nuovamente lungo il sentiero Dal Sasso, aperto dal Gruppo una ventina d’anni fa.
Qui, un tempo, il bosco era coltivato per cui l’uomo aumentava la sua produttività con il taglio dei polloni più grossi, in modo da stimolare la crescita di quelli nuovi. Era il cosiddetto ceduo a sterzo.
Ed ecco mostra il suo biglietto da visita l’Acero campestre, che copre i rametti di sughero.ciliegio
Carpino nero e capino biancoI Carpini sono di due specie, il nero ed il bianco;  il primo ha la corteccia scura e squamata, mentre il secondo la esibisce chiara, liscia e quasi mostra i “muscoli”. Anche i semi sono completamente diversi.
La gemma del Faggio spicca inconfondibile nel bosco invernale, lunga ed affusolata, come pure la sua corteccia maculata.
Nel sentiero si fa notare per la sua posizione ricurva anche un esemplare di Scotano.
Inoltre molti castagni centenari sono sparsi lungo il percorso; essi vogliono un terreno acidulo, cioè ricco di carbonato di calcio ottenuto dal dilavamento delle rocce.
Ed ecco un maestoso ciliegio, inconfondibile per la sua corteccia lucida, striata orizzontalmente.
Però la primavera irrompe e già alcune piante lo dimostrano!
Il Corniolo è in piena fioritura, l’arbusto sfida gli ultimi rigori invernali e per primo schiude i fiorellini gialli nel folto della vegetazione ancora in riposo.
La Cornetta dondolina, appartenente alla famiglia delle ginestre, sta aprendo i suoi fiori gialli. Anche il Pruno presenta la chioma bianca ed arruffata nel suo momento migliore!

Si conclude così il corso, rivelatosi molto interessante ed utile, una finestra aperta su di una stagione come l’inverno solo apparentemente triste e spenta, in realtà ricca di forme e di colori.   

 

 

 

Antonietta

 

Ottobre

18

Mercoledì